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Il giorno in cui Enzo Paolo Turchi si tagliò la frangetta

A volte mi affascina pensare a cosa succede nella nostra testa in quell’attimo che passa tra il non dire e il dire una cazzata. A volte. Perché il resto del tempo, invece, mi fa girare parecchio le palle.

Stai lì, sudando freddo, come quando bevi mezzo litro di caffè freddo con granita, senza bagni nel raggio di 48 km (chissà poi perché), e ti ripeti a mo’ di mantra quel “Non lo dire… Non lo dire… Non lo dire…”, che manco Buddha nel clou del suo Nirvana si diceva con tanta veemenza. Ci sei quasi e puoi [quasi] ritenerti soddisfatto.

E poi?

Berlusconi Wharol

E poi, nie’, abbassi la guardia un maledettissimo secondo e la cazzata è lì, pronta a sbucare fuori a propulsione, lasciandoti con una faccia da ebete impalato. Tra l’altro, venendo dal fondo delle viscere, dove stavi cercando prepotentemente di reprimerla, esce con una tale forza che lo sfregamento con le corde vocali produce pure quel “Eeeeaaaaeeeerrrrh” di accompagnamento che non migliora affatto la tua immagine. Tutt’altro.

L’arte di dire una cazzata

A ragion del vero, bisogna anche dire che ci sono due tipi di cazzate: quelle dette volontariamente, che risultano pure simpatiche; e quelle involontarie, che, invece, ti fottono appena possono.

Gianlu, vuoi farmi da musa ispiratrice?

Da muso, vorrai dire.

Da muso aspiratore. Come disse Cicciolina.

Certo, con un po’ di maestria e anni d’esperienza, i più bravi cazzari imparano a sfruttare a proprio vantaggio anche le minchiate più impertinenti. Ma sfido chiunque a riacchiappare una cazzata, sparata con la fionda dall’ugola, durante un colloquio di lavoro. E vi assicuro che non sto parlando di provini per Zelig.

Jim Carrey

Il calibro della cazzata a cui mi riferisco (e di cui sono stata vittima, ahimè) è davvero imbarazzante. Per darvi un’idea, come se a una parrucchiera avessero chiesto chi è la sua musa ispiratrice e lei, ignara di quello che le stesse per sfuggire dalla bocca, avesse risposto Enzo Paolo Turchi.

L’eziologia di una cazzata

Dovendo necessariamente trovare una spiegazione esogena a questo fenomeno metafisico, e non avendo la benché minima padronanza della fisica quantica, ho elaborato una personalissima teoria sull’eziologia delle cazzate nei soggetti vaginodotati.

Che ci crediate o no, come spesso succede nell’universo femminile, è solo una mera questione di ormoni. Di ossitocina, più precisamente.

Quindi, care compagne di sbalzi d’umore, prima di fare un colloquio, vi prego, accertatevi di non essere in uno di quei momenti critici del vostro ciclo. Altrimenti la cazzata avrà il sopravvento e a voi toccherà piangere istericamente per ore, implorando pietà. Proprio come Enzo Paolo Turchi.

Io vi ho avvisato.

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Come fare un colloquio a Barcellona: 5 parole chiave per avere un lavoro

Se ci fosse un grande sorteggio pubblico delle lettere del momento, come una specie di lotteria tragicomica, ci sarebbe un bambino su un palco con un maxischermo che con la sua mano piccola piccola tira fuori da una bustina di raso nero 5 tesserine dello scarabeo: C, R, I, S, I. Una strana e nefasta coincidenza, dato che tutte sono marcate dall’infame punteggio minimo. Forse perché formano la parola più comune e di moda oggi.

Eppure, da quando sono una Italiana a Barcellona, sento che 5 non è poi un punteggio così malvagio. D’accordo, non rappresenterà la perfezione divina del 3, né la  carica mistica del 7, ma il significato simbolico del 5 racchiude in sé il delicato concetto di umanità, sospeso tra il nulla dello 0 e la totalità del 10, il medium dove stat virtus.

E allora saranno 5 le parole chiave del mio personalissimo vademecum per ottenere un colloquio e trovare lavoro a Barcellona.

Le 5 parole chiave per trovare lavoro a Barcellona

1. C come Corre!

Il primo imperativo per trovare lavoro è (s-)muoversi. Purtroppo, i tempi in cui le mele ti cadono sulla testa e ti fanno diventare uno dei più grandi fisici della storia sono estinti, come i meli in città. Se vuoi che la fortuna bussi alla tua porta… assicurati di averne una. Cerca, leggi, scova, come se stessi davvero correndo, ma per puro gusto, non inseguito da una valanga di neve. O l’era glaciale prenderà il sopravvento.

2. R come Re-inventate

Siamo tutti d’accordo sul fatto che sia difficile trovare un lavoro, ma, diciamoci la verità, il problema più grande probabilmente sta nel rifiuto a ricrearci, in tutte le accezioni del termine. Accettare un lavoro in un call center, soprattutto quando sei un Italiano a Barcellona, lontano migliaia di chilometri da casa, può farti sentire più gratificato di quel che pensi (true story…) e darti una nuova famiglia con cui passare le vacanze di Natale quando ti dicono che non avrai giorni liberi a disposizione. Rompi i tuoi schemi mentali e sociali e, anche se hai dieci lauree in astrofisica, prova a vederti con una nuova luce, sia pure il fioco bagliore di un contratto a tempo determinato.

3. I come Imagínate

Se hai vissuto in Spagna, conoscerai di certo Buenafuente e se lo conosci sicuramente avrai sentito parlare di Emilio Duró (se non hai idea di chi sia, recupera subito cliccando qui) e della sua teoria sulla felicità. Sapevi che la fisica quantica è molto più metafisica di ciò che crediamo? Siamo circondati da microparticelle di positività che si aggregano tra di loro. Immagina il tuo colloquio, immagina quattro chiacchiere con il responsabile di Recursos Humanos e immaginati seduto su quella sedia, davanti a quella scrivania. Non è detto che il giorno dopo riceva una telefonata, ma pensa a quanto ti farà rilassare quest’immagine se dovessero davvero fissarti un appuntamento. Con sorrisi e selfconfidence saranno tuoi.

4. S come Socializa

Concentrati sul potere dei Social Network. È inutile che storci il naso e fai l’anticonformista. Non sto parlando di certo dei selfie su Facebook o degli aforismi rubati di Twitter, ma di vere reti di contatti che si espandono a macchia d’olio. LinkedIn, Google + e portali di ricerca di offerte di lavoro, tipo InfoJobs, possono davvero fare la differenza, soprattutto se cerchi di tenerli sempre aggiornati e, indispensabile, tutti collegati tra loro.

5. I come Insiste!

Non ho la formula perfetta per il lavoro sicuro a Barcellona, ma da quando sono qui non Lucignolo e Pinocchio Disneyho avuto troppi problemi a trovare come mantenermi. E se c’è una cosa certa è insistere, sbatterci la faccia, cadere, farsi male, ma sempre e comunque, ostinarsi ad andare avanti e mandare decine, centinaia di CV. Barcellona non è il paese dei Balocchi, ma tu, se vuoi, puoi anche non diventare un ciuco.